Per la festa delle donne, anche a nome del coordinamento donne del PD, si è voluto portare un fiore ai piedi del monumento intitolato ad Angioletta delle Rive a Pordenone, una popolana della prima metà del seicento incriminata dall’Inquisizione e morta in carcere.


Una donna che curava i mali con le sue erbe, aiutava a far nascere i bambini, li accudiva nelle malattie. Sapere far del bene, in quei tempi, poteva essere sinonimo anche di sventura.

Una guaritrice, che conosceva i segreti del far nascere, rappresentava un potere troppo forte che collideva con il “potere” di allora.

Fu inquisita per questo e lasciata morire in carcere nel 1651.

Per le donne di oggi lei rappresenta un simbolo della discriminazione del mondo femminile portatore di conoscenze e saperi, che non mira al potere per il potere, ma solo all’unico scopo di elargire conoscenze di vita.

Troppo innovativo per allora il suo modo di agire, e forse anche per il mondo odierno, dove le donne, solo per il loro perseguire il bene vengono incriminate in molti paesi non democratici, e nei paesi più evoluti tenute a distanza dal potere, perchè ad esso concorrenziali.

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