Rita Bragatto, consigliere del Pd, ha preparato un ordine del giorno che impegna la Provincia nel rispetto del suo Statuto a svolgere il suo «ruolo centrale di collaborazione nell'ambito della programmazione sanitaria e socio-assistenziale» e a intervenire con Regione e l'Ass6 per scongiurare la chiusura del reparto di lungodegenza della casa di cura privata San Giorgio.

Spiega l'eponente democratica: «Le motivazioni del direttore generale Ass 6, Giuseppe Tonutti, a sostegno della chiusura si basano su ragioni di efficienza ed economicità, ma non trovano sostegno in ragioni quali la specificità delle cure richieste dai pazienti e l'aiuto e la tranquillità delle loro famiglie. La chiusura del rapporto con la casa di cura San Giorgio non trova pronte strutture sostitutive e riversa oneri e sofferenza sui pazienti e i loro congiunti, con vantaggi economici da verificare». La consigliera Bragatto e i cofirmatari (i consiglieri Diolosà, Padovese, Zanin) fanno anche propria l'affermazione del medico Mario Ius che dichiara che «le Rsa sono nate per altri scopi» e «hanno protocolli che prevedono ricoveri per una ventina di giorni ai quali fa seguito il ritorno a domicilio o a un altro ricovero in strutture protette».

Lunedì 13 Dicembre 2010- Il Gazzettino

ORDINE DEL GIORNO

Num. progressivo: ODG 09-2010

Primo proponente: Rita Bragatto

Gruppo politico: PD

Altri Consiglieri proponenti: Alfredo Diolosà, Michele Padovese, Giorgio Zanin

Presentata il: 10/12/2010

Oggetto: reparto lungodegenti

Al Sig. Presidente dell' Amministrazione Provinciale
dott. Alessandro Ciriani
Al Sig. Assessore Provinciale competente
LORO SEDI

Premesso che

L'art 32 della Costituzione italiana, primo comma, recita così: "La Repubblica tutela la
salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività e garantisce
cure gratuite agli indigenti".
La Repubblica, quindi, tutela la salute della persona sempre, dalla nascita fino alla morte,
poiché la salute è un diritto fondamentale dell'essere umano.
Nel territorio della Provincia di Pordenone esiste il Policlinico S Giorgio, una struttura che
è dotata dal 2000 di un reparto di lungodegenti. Quest'ultimo ha accolto e accoglie
persone che sono in condizioni cliniche critiche ed impegnative: malati di tumore in fase
terminale, malati in stato vegetativo persistente, senilità complicate, malati di Alzheimer,
malati di sclerosi multipla, persone affette da cirrosi epatica, insufficienze respiratorie e
renali gravi, scompensi cardiaci refrattari ecc. Queste persone, giovani o vecchie, colpite
da una di queste o anche da altre patologie, vivono uno dei momenti più difficili della loro
esistenza e necessitano pertanto di cure che possono essere fornite in maniera adeguata
solo da una struttura ospedaliera perché solo in un ospedale, quale appunto è il Policlinico
S. Giorgio, vi sono tutte le macchine e le strutture idonee e il personale adeguato per
soddisfare le esigenze di questo tipo di paziente. La lungodegenza non è un ricovero che
guarisce, ma può far recuperare alcune funzioni come l'alimentazione autonoma, oppure
può rallentare il processo degenerativo della malattia o semplicemente adotta una giusta
terapia del dolore. Nel territorio della Provincia esistono sì altre strutture, ma o sono
prevalentemente assistenziali, come le Case di Riposo, che non hanno le apparecchiature

indispensabili per il supporto di questi malati, e che hanno posti limitati, basti pensare alle
lunghissime liste d'attesa; oppure c'è l'Hospice di S. Vito e della Via del Natale di Aviano, i
quali però accolgono solo pazienti affetti da patologie neoplasiche. Ci sono cooperative,
l'attività del servizio infermieristico domiciliare, ma tutto ciò non è sempre sufficiente a
sopperire ai bisogni di questi pazienti; oltre a tutto questo, si rammenti che, con tutta
l'abnegazione e lo zelo possibili, la condizione di un malato così grave non è gestibile
direttamente a domicilio dalla sua famiglia.

Il direttore generale della Ass 6 Giuseppe Tonutti ha deciso però di eliminare la
lungodegenza del S. Giorgio e ha proposto di trasferire tutti questi malati nelle RSA. Egli
sostiene che nelle RSA l'assistenza sarebbe altrettanto adeguata e che, così facendo, si
avrebbe una maggiore efficacia nella gestione economica, poiché si cancellerebbe un
rapporto oneroso della Sanità Pubblica con soggetti privati e si sfrutterebbero tutti i posti
delle RSA, che adesso non sono sempre tutti occupati.

La convinzione però che l'assistenza data dalle RSA sia appropriata per questo tipo di
pazienti non persuade tutti i medici, infatti il dott. Mario Ius, segretario provinciale di CISL
medici, ha dichiarato al Messaggero Veneto del 26.11.2010: "Le RSA sono nate per altri
scopi, non certo per la lungodegenza, anche se adesso vengono spesso usate
impropriamente come sorta di valvola di sfogo per reparti di medicina sovraffollata. Le
Residenze sanitarie assistite hanno protocolli che prevedono ricoveri per una ventina di
giorni ai quali fa seguito il ritorno a domicilio o a un altro ricovero in strutture protette".

Questi malati, ricordo, vivono una situazione non solo di grande sofferenza fisica e
psicologica, ma destinandoli alle RSA si troverebbero anche ad essere continuamente
sballottati dalla RSA alla loro casa e dalla loro casa poi, in seguito all'aggravarsi della
malattia, di nuovo all'ospedale. Ricordo che si tratta di malati che, nella maggior parte dei
casi, si trovano alla fine della loro vita e bisognerebbe garantire loro, in un momento così
difficile per loro stessi e per i loro congiunti, il minor disagio possibile. Tutelare e rispettare
la dignità della persona, specialmente quando è malata, è un dovere etico che riguarda
tutti ed è anche un dovere cristiano per coloro che credono. La sofferenza e il dolore sono
ineludibili, ma cercare di alleviarli è anche uno dei doveri della nostra coscienza ed è
anche uno dei compiti dello Stato.

visto l'importanza del reparto dei lungodegenti del Policlinico che accoglie e cura malati
gravi non autosufficienti provenienti da tutto il territorio della Provincia;

visto il ruolo d'aiuto fondamentale svolto da tale reparto nei confronti di tali pazienti e delle
loro famiglie;

visto che a causa del progressivo invecchiamento della popolazione del territorio il
numero di persone bisognose delle cure suesposte nel tempo è destinato ad aumentare;

visto che il servizio offerto dalle RSA della Provincia o da altri centri assistenziali non è
suppletivo a quello di lungodegenza offerto dal Policlinico S. Giorgio;

visto che il servizio di lungodegenza del Policlinico potenzia, arricchisce e migliora l'offerta
sanitaria e assistenziale del territorio della Provincia di Pordenone;

visto l'art. 32 della Costituzione che stabilisce che la salute è un diritto fondamentale
dell'individuo;

visto che lo Statuto della Provincia di Pordenone all'art. 3 comma 6 recita: "La Provincia
esplica il proprio ruolo centrale di collaborazione nell'ambito della programmazione
sanitaria e socio-assistenziale...."

Si propone al Presidente della Provincia di Pordenone dott. Alessandro Ciriani e alla
Giunta provinciale d'intervenire presso i competenti uffici regionali e presso l'Ass 6 per
scongiurare la chiusura del reperto di lungodegenza del Policlinico. Si chiede anche che
l'Ente Provincia si impegni, secondo le proprie possibilità, a destinare risorse finanziarie al
Policlinico San Giorgio di Pordenone affinché tale reparto resti operativo per non privare il
territorio provinciale di Pordenone di una risorsa così importante.

Distinti saluti

Rita Bragatto

Alfredo Diolosà

Michele Padovese

Giorgio Zanin

Continuando a navigare, accetti l'uso dei cookie, anche di terze parti per migliorare e personalizzare la tua esperienza di navigazione sul sito. Se vuoi saperne di più o negare il consenso clicca QUI