PREMESSA - Stante l’esito del tutto incerto del precedente ordine del giorno sul medesimo argomento, il cui voto al Consiglio Provinciale u.s. è stato segnato da una larga astensione e alla fine bocciato con un voto esiguo da parte di una minoranza relativa del Consiglio Provinciale, con l’intento di favorire la più piena e effettivamente maggioritaria espressione del Consiglio Provinciale medesimo, ripropongo all’odg il tema degli OGM, recependo le osservazioni del dibattito che mi avevano portato già in aula a segnalare la piena disponibilità allo stralcio di alcuni degli impegni finali.

Considerato

- Che l’applicazione del principio di precauzione comporta, in sostanza, l’adozione di decisioni cautelative allorquando, in presenza di rischi gravi e irreversibili, non sia ancora possibile stabilire con certezza, sulla base delle conoscenze scientifiche disponibili, una relazione tra causa ed effetto

- Che lo stesso principio di precauzione è stato considerato elemento fondante della proposta della Commissione Europea per la revisione in corso della normativa comunitaria sull’emissione deliberata nell’ambiente di organismi geneticamente modificati

- Che alla recente decisione dell’UE, annunciata dal commissario alla salute John Dalli a riguardo del via libera definitivo alla coltivazione nell’Ue della patata transgenica “Amflora” della multinazionale Basf, per produrre carta e mangimi e ad altri tre mais transgenici non per la alimentazione, ha fatto seguito l’annuncio che «entro l’estate sarà pronta la proposta della Commissione europea per lasciare agli stati membri la scelta di coltivare o no degli Ogm» e che gli Stati membri dell’Ue che non vogliono autorizzarne la coltivazione possono presentare domanda alla Commissione europea per adottare un’apposita clausola di salvaguardia.

- Che l’introduzione nell’ambiente di organismi geneticamente modificati legata, soprattutto, all’utilizzo di sementi e varietà vegetali connesse a forme di sfruttamento intensivo, facendo largo impiego di mezzi tecnici, quali insetticidi, diserbanti e fitofarmaci in genere, può avere effetti negativi sulla diversità biologica delle forme viventi, per la riduzione della capacità di adattarsi e resistere al processo, graduale e continuo, di evoluzione naturale

- Che permangono molte incertezze circa gli effetti delle tecniche di manipolazione genetica degli alimenti sulla salute dell’uomo e sull’ecosistema, in quanto tali effetti sono, al momento, incontrollabili e verificabili solo a lungo termine

- Che il rapporto del Centro Comune di Ricerche della UE ha evidenziato l’impossibilità di far convivere agricoltura transgenica e agricoltura biologica e convenzionale, affermando che l’agricoltura biologica sarebbe irreversibilmente compromessa dalla contaminazione da OGM e paventando, inoltre, forti rischi di perdita di competitività per l’agricoltura convenzionale

- Che in ogni caso il principio di coesistenza, come affermato dalla Raccomandazione della Commissione del 23 luglio 2003 n°2003/556/CE non è conciliabile con la fissazione di soglie di tolleranza

- Che nei Regolamenti comunitari è precisato che gli OGM ed i prodotti ottenuti a partire da tali basi genetiche sono incompatibili con i metodi di produzione biologici

- Che la presenza sul territorio di coltivazioni transgeniche può comportare il rischio di contaminazione genetica, con conseguente gravissimo danno all’ambiente, alle risorse naturali ed alle coltivazioni convenzionali e biologiche, anche in relazione all’irreversibilità delle ricadute sull’ambiente e sull’ecosistema

- Che l’impiego di OGM ha determinato nell’opinione pubblica molteplici dubbi e perplessità per motivi di ordine etico, per le possibili conseguenze sulla salute dei cittadini, per i rischi di danni irreversibili all’ecosistema

- Che l’Italia in generale e il territorio provinciale in particolare vantano un variegatissimo e prezioso patrimonio alimentare, caratterizzato da una forte identità territoriale, tradizionale e culturale della produzione agricola e che non si può consentire la perdita di queste ricchezze, a causa dell’ingegnerizzazione dei prodotti tipici e naturali e della commistione di geni di diversa origine, che avrebbero evidenti ripercussioni negative sulla specificità delle nostre coltivazioni e sulla loro distribuzione territoriale

- Che è indispensabile evitare che in un territorio destinato alla produzione di qualità vengano inserite piante geneticamente modificate, dal momento che la loro interazione ridurrebbe irrimediabilmente il valore della specificità, e che l’identità storica di ciascun prodotto finirebbe con il venir meno, risultando compromesse le vocazioni colturali di alcune aree produttive

- Che la riforma della PAC prevede un particolare impegno per il rispetto agro-ambientale e per la produzione di alimenti di alta qualità e che pertanto è importante garantire, promuovere e conservare un modello di agricoltura basato sul rispetto dell’ambiente ed in grado di valorizzare le produzioni di origine e tradizionali

- Che l’uso di sementi transgeniche rischia di portare ad una crescente uniformità genetica delle colture con una pericolosa dipendenza per tutte le filiere produttive da pochi detentori di brevetti genetici e chimici e con un conseguente infragilimento del sistema produttivo agroalimentare e al potenziamento del neocolonialismo economico condotto dalle imprese multinazionali ivi compreso lo sfruttamento delle economie del pianeta basate sull’autosussistenza

- Che tale dipendenza è straordinariamente alta nel settore delle sementi, dove, di fatto, la quasi totalità di semi viene prodotta al di fuori del territorio nazionale con relativa perdita di un settore strategico per il nostro Paese

- Che l’utilizzo di sementi modificate, rischia di determinare diversi svantaggi per le imprese agricole che producono con sistemi tradizionali, tra cui la diminuzione dei prezzi dei prodotto agricoli, la destagionalizzazione dei consumi e la modificazione nell’utilizzazione dei fattori della produzione all’interno delle aziende agricole con conseguente rischio di diminuzione del fabbisogno di manodopera e possibile esodo rurale

- Che è compito della provincia l’attuazione di una politica per al difesa del suolo, la tutela e valorizzazione dell’ambiente e delle risorse naturali e la prevenzione delle calamità

- Che molteplici comuni del territorio provinciale, tra i quali Azzano Decimo, Budoia, Cordenons, Cordovado, Fontanafredda, Frisanco, Maniago, Montereale Valcellina, Morsano al Tagliamento, Polcenigo, Porcia, Pordenone, Roveredo in Piano, San Vito al Tagliamento, Tramonti, valvasone, Vito d’Asio negli anni passati si sono autoproclamati OGM free

- Che è in fase avanzata di preparazione una proposta di legge regionale che applicando il "principio di precauzione" e di cautela necessaria nella coltivazione e nell'utilizzo sotto qualsiasi forma di organismi geneticamente modificati (OGM) o di prodotti da essi derivati e in tutte le decisioni che riguardino le condizioni di tale utilizzo, orienti la Regione Friuli Venezia Giulia verso l’esplicito divieto d'impiego di materiale genetico OGM (colture da granella come mais e soia o altre colture, di varietà comunque approvate dall’Unione Europea in coltivazioni sul campo a cielo aperto, e quindi al di fuori di eventuali strutture sperimentali, perfettamente isolate e separate dall'esterno, tali da impedire il rilascio e la diffusione di materiale genetico modificato e la conseguente contaminazione delle colture non ogm, convenzionali, tipiche e biologiche); ciò a tutela delle risorse genetiche del proprio territorio e della qualità, specificità, originalità, territorialità della propria produzione agro-alimentare e a garanzia della sicurezza alimentare dei propri cittadini,

IL CONSIGLIO IMPEGNA IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA

  1. A dichiarare il territorio provinciale LIBERO DA OGM, nel rispetto del principio di precauzione, e a controllare, o far controllare che le attuali sperimentazioni avvengano nel rispetto delle norme vigenti
  2. Ad impegnarsi per la tutela dei consumatori e ad avviare una seria campagna informativa, a vari livelli, sugli alimenti biologici e di qualità, sull’importanza di una sana ed equilibrata alimentazione, sui rischi connessi al consumo di alimenti contaminati con particolare riguardo agli OGM e alla loro diffusione nell’ambiente
  3. A proporre un tavolo di intesa tra produttori e di distribuzione del settore alimentare al fine di valorizzare le possibilità alternative che si creano sul mercato dei prodotti di origine e naturali
  4. Ad invitare le aziende fornitrici di pasti e derrate alle mense pubbliche del territorio della provincia (includendo quindi le mense scolastiche) al non utilizzo di alimenti contenenti OGM ed a prevedere l’inserimento di una specifica clausola vincolante in tal senso in occasione delle prossime gare d’appalto di ogni mensa pubblica
  5. A richiedere al governo un impegno per un controllo maggiore sui prodotti di semina per la possibile presenza di OGM, una valorizzazione dei prodotti di origine, naturali e locali, far sì che le procedure di autorizzazione e sperimentazione in campo aperto di OGM prevedano le richieste di parere dell’autorità amministrativa locale e sia resa di pubblico dominio
  6. Ad interessare la Regione e i Comuni presenti sul territorio circa gli orientamenti assunti dall’Amministrazione Provinciale sull’argomento OGM, verificando altresì la disponibilità di tali enti a collaborare per il raggiungimento degli obiettivi sopra esposti
  7. A richiedere all’Unione Europea che la PAC sia caratterizzata da una valorizzazione della qualità dei prodotti non modificati geneticamente, sviluppando la ricerca sul patrimonio naturale esistente in Europa
  8. A metter in atto ogni intervento di competenza dell’amministrazione sul controllo di qualità degli alimenti agricolo-forestali e di allevamento prodotti sul territorio

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