PREMESSA:

La Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (Cedaw), adottata a New York il 18 dicembre 1979, ma in vigore in Italia dal 1985, prevede che gli Stati prendano, in ogni campo, provvedimenti “al fine di assicurare il pieno sviluppo ed il progresso delle donne e garantire loro, sulla base di piena parità con gli uomini, l’esercizio e il godimento dei diritti umani e delle libertà fondamentali” (art. 3). Ciò che questo documento vuole raggiungere è la parità “di fatto” (e non solo giuridica) tra uomini e donne, anche attraverso misure temporanee e azioni positive (cioè misure specifiche diseguali destinate a ridurre gli svantaggi derivati dall’appartenenza a gruppi sociali “svantaggiati”).

Il Piano d’azione approvato dalla IV Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulle donne, svoltasi a Pechino nel 1995, indica gli obiettivi da raggiungere in dodici aree di criticità, tra cui “donne, potere e processi decisionali”.

In questo contesto, quindi, viene evidenziata l’importanza di politiche pubbliche che favoriscano l’eguaglianza di genere (mainstreaming), considerando in particolare gli interessi delle donne.

La situazione italiana in termini di rappresentanza paritaria tra i generi nei ruoli strategici della politica (decision-making) è la seguente: la Camera è composta dal 21% di donne, su una media europea del 23%; il Senato è composto dal 18% da donne, mentre la media europea per quest’organo è del 21% di donne e del 79% da uomini. Anche nel nostro Governo i dati non sono confortanti: solo quattro ministri donna, pari al 18% del totale. La media europea è del 25%. I nostri sottosegretari di sesso femminile sono solo cinque, pari al 13% del totale, mentre la media europea anche in questo caso è del 25%. È fondamentale, inoltre, notare che nei “Ministeri Istituzionali” in Italia non sono presenti donne: le troviamo solo, seguendo il criterio “BEIS” (Basis function, Economy, Infrastructure, Socio-cultural functions), a ricoprire i ministeri della gioventù, delle pari opportunità (n.d.a. sempre a una donna!), dell’istruzione e dell’ambiente.1

L’equilibrio di rappresentanza di genere all’interno dei processi decisionali della politica è un obiettivo dichiarato dell’Unione europea, espresso anche attraverso raccomandazioni, affinché siano introdotte normative atte a colmare la sottorappresentanza femminile nei processi decisionali (es. raccomandazione 96/694/CE della Commissione europea, 1996).

In base al testo dell’art. 117, comma 1, Cost. in vigore dal 2001, con la riforma del Titolo V della Carta costituzionale, la legislazione statale e quella regionale sono tenute a rispettare gli “obblighi internazionali”.

L’articolo 51 della Costituzione italiana recita: “Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini”. L’ultima parte di questo articolo è stata integrata dalla l. cost. 30 maggio 2003, n. 1, affinché fosse concretamente possibile colmare le differenze esistenti tra i generi de facto, nonostante l’eguaglianza ribadita de iure.

Nel marzo 2003 il Consiglio d’Europa in una raccomandazione ha dichiarato che una eguale rappresentanza di entrambi i generi nei processi decisionali è “giusta” di per sé, senza doverla “giustificare” in alcun modo; inoltre, coinvolge esplicitamente gli organi di governo, le assemblee elettive (ai livelli nazionale, regionale, locale e sovranazionale), i partiti politici, i sindacati e le organizzazioni dei datori di lavoro, affinché la parità di genere, interna ed esterna agli organi decisionali, sia da loro attuata e perseguita.

In questo contesto si colloca la mozione proposta al punto 7 dell’odierno Ordine del giorno. Sulla carta, infatti, le pari opportunità sono garantite nel decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, “Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali” all’art. 6, comma 3 (menzionato nella mozione), copia fedele dell’art. 27 della legge 81/1993, da esso abrogata. Il “Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali”, quindi, prevede i contenuti obbligatori degli statuti che regolano il funzionamento degli enti locali.

Amaramente ho constatato che la Provincia di Pordenone è l’unica in Friuli Venezia Giulia a non prevedere norme che promuovano la parità di rappresentanza di entrambi i generi nella giunta, negli organi collegiali della Provincia e negli enti, aziende ed istituzioni da essa dipendenti. Udine, Gorizia e Trieste hanno dimostrato una sensibilità e un senso di giustizia maggiori.

Credo che per le donne di questa Provincia sia arrivato il momento non solo di poter scegliere da chi essere rappresentate all’interno delle istituzioni, ma di “rappresentare”. Ritengo che non si possa più aspettare e che il tempo perso, nell’indifferenza politica di questa maggioranza, debba essere colmato da un atto di buona volontà. Le donne di questa provincia hanno il diritto di essere coinvolte nelle scelte di governo; la politica non è “cosa da uomini” secondo la legge, ma lo resterà se questa maggioranza non si impegnerà a prevedere azioni positive nello Statuto della Provincia di Pordenone affinché questa prassi sia mutata. Per questo nella mozione a voi presentata propongo, con tutti i colleghi dell’opposizione, che non si preveda l’inserimento generico di donne, tanto per dare alle donne un “contentino”, poiché questo porterebbe alla nomina di una sola donna che poco potrebbe fare per dare peso e valore alle peculiarità e alle esigenze delle donne nelle scelte politiche, ma che si stabilisca che “nella giunta e negli organi collegiali della provincia, nonché negli enti, aziende ed istituzioni da essa dipendenti, entrambi i generi debbano essere rappresentati con almeno 1\4 del totale dei componenti”.

Confidando, gentili colleghi, nella vostra sensibilità e nel vostro buon senso Vi chiedo di promuovere questa modifica: possiamo offrire alla popolazione che rappresentiamo o un modello di società maschilista, o un modello di società equa e giusta nei confronti di uomini e donne che ne fanno parte. A voi la scelta.

Rita Bragatto


MOZIONE

VISTO l’articolo 6, comma 3 del Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267 “Gli statuti comunali e

provinciali stabiliscono norme per assicurare condizioni di pari opportunità tra uomo e donna ai sensi della legge 10 aprile 1991, n. 125, e per promuovere la presenza di entrambi i sessi nelle giunte e negli organi collegiali del comune e della provincia, nonché degli enti, aziende ed istituzioni da essi dipendenti.”

VISTA la procedura prevista dall’articolo 6, comma 3 del Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267 “Gli Statuti sono deliberati dai rispettivi consigli con il voto favorevole dei due terzi dei consiglieri assegnati. Qualora tale maggioranza non venga raggiunta, la votazione è ripetuta in successive sedute da tenersi entro trenta giorni e lo Statuto è approvato se ottiene per due volte il voto favorevole della maggioranza assoluta dei consiglieri assegnati. Le disposizioni di cui al presente comma si applicano anche alle modifiche statutarie.”.

VISTO l’art. 2 dello Statuto della Provincia di Pordenone “La Provincia di Pordenone, ente locale intermedio di governo tra comuni e Regione Friuli Venezia-Giulia, rappresenta la comunità di donne e uomini che vivono nel suo territorio, ne cura gli interessi, ne promuove e coordina lo sviluppo, ne tutela le specificità culturali, storiche, linguistiche, sociali ed economiche in osservanza dei principi della Costituzione e dello Statuto speciale della regione Autonoma Friuli Venezia-Giulia, in armonia con le leggi statali e regionali, secondo i principi e le modalità stabilite dal presente statuto e dagli appositi regolamenti”

VISTO che nello Statuto della nostra Provincia mancano riferimenti chiari ed espliciti a criteri di scelta che garantiscano la rappresentanza di entrambi i generi nella giunta ed all’interno degli organi collegiali della Provincia stessa

CHIEDIAMO

CHE l’articolo 25, comma 1 dello Statuto della provincia di Pordenone sia modificato come segue:

(Attuale: “La Giunta è composta dal Presidente della Provincia, che la presiede, e da un numero di Assessori non inferiore a quattro e non superiore a otto.”)

Proposta: “La Giunta è composta dal Presidente della Provincia, che la presiede, e da un numero di Assessori non inferiore a quattro e non superiore a otto, da lui nominati secondo le modalità previste dalla legge e nel rispetto del principio delle pari opportunità, ai sensi del Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267. La Provincia di Pordenone nella persona del Presidente, inoltre, si impegna a promuovere la parità di rappresentanza numerica nella giunta e negli organi collegiali della Provincia, nonché negli enti, aziende ed istituzioni da essa dipendenti; per questo il presente Statuto impone che, nei suddetti contesti, entrambi i generi debbano essere rappresentati con almeno ¼ del totale dei componenti.”.

Consiglieri dei gruppi: Partito Democratico, Italia dei Valori e Libertà Civiche per Zanin

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