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Cinque temi per continuare a governare bene nei prossimi cinque anni

 
 
Programma amministrativo per il governo del Comune di Pordenone nel quinquennio 2016-2021 della candidata sindaco  Daniela Giust
 
La coalizione che sostiene la candidatura di Daniela Giust a Sindaco della città di Pordenone è formata dal Partito Democratico e dalle liste civiche “il Fiume”, “Cittadini per Daniela Giust” e “Pordenone 1291”.

La gran parte di questa coalizione ha sostenuto la difficile esperienza di governare la città anche nell’ultimo quinquennio, nel pieno di una importante fase di trasformazione dell’economia e dell’equilibrio sociale di Pordenone. Un’altra parte invece si è collocata all’opposizione. Consideriamo la convergenza di posizioni diverse un punto di forza, la dimostrazione che il nostro comune impegno è tutto volto a costruire novità e prospettive positive per la città.
Con lo sguardo rivolto al futuro ci siamo impegnati nuovamente a favore di Pordenone, coinvolgendo
nuove persone e nuove energie.

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Pordenone ha davanti a sé un passaggio delicato ed importante. Le trasformazioni dell’assetto costituzionale che sono in atto, in particolare la fine delle province in tutta Italia, affidano alle città capoluogo un ruolo molto più importante del passato. Proseguendo in una tradizione forte e consolidata in città, noi assegniamo all’autonomia dei comuni e dei territori ed alla vitalità della democrazia che ne indirizza le scelte, un grande ed irrinunciabile significato per tutto il nostro Paese. L’elezione diretta del Sindaco da parte della gente ed il ruolo di indirizzo e controllo assegnato al Consiglio comunale sono, per noi, guida e sostanza della democrazia che abbiamo imparato a conoscere, praticare ed amare. Queste scelte e le loro modalità sono valori irrinunciabili della nostra comunità cittadina e ne guidano il continuo rinnovamento.
In questa occasione eleggeremo non solo il Sindaco della città ed il Consiglio comunale, ma dovremo de-
terminare una guida politica che sarà importante per l’intero territorio, assumendo per sé anche l’incarico
di rappresentare gli interessi di tutta quella che è stata la provincia. Dobbiamo perciò governare Pordenone in modo nuovo, aperto, tenendo conto di molti interessi e più soggetti del passato.
La Sindaco che eleggeremo ed il nuovo Consiglio dovranno lavorare per la concreta realizzazione delle
UTI, vale a dire della messa in comune di buona parte dei servizi dei comuni. È un passaggio importante
nella vita plurisecolare del nostro Comune, che apre possibilità importanti di razionalizzazione, maggiore
efficenza, risparmio. Deve però essere contemporaneamente fortemente sostenuto da una grande trasparenza e partecipazione popolare, perchè questo non è solo un passaggio burocratico, ma deve coinvolgere profondamente la popolazione.
Anche per questo ci impegniamo ad ampliare la trasparenza su tutto quel che riguarda la vita del Comune di Pordenone. Daremo vita ad un governo partecipato della città, ad nuovo ascolto delle persone e delle organizzazioni che le rappresentano. Siamo convinti che questo sia l’unico modo per sconfiggere l’indifferenza verso la politica che si esprime nei livelli sempre minori di partecipazione elettorale di questi ultimi anni.

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È evidente che la pressione fiscale sulle famiglie e sulle aziende italiane è molto elevata. È necessario li-
mitare al massimo ogni elemento burocratico ed affidare ai cittadini, alle famiglie, alle associazioni ed alle aziende compiti importanti oggi assolti dalle istituzioni, passando cioè ad una più estesa sussidiarietà. Ci impegniamo a trarre da quest’opera di razionalizzazione le risorse per realizzare quanto previsto in questo programma. È chiaro per noi che la nuova responsabilità della città non può che comportare una diversa relazione con la Regione, con cui la nuova Sindaco dovrà avere una forte interlocuzione, a nome anche di tutto il territorio. Non si tratta (solo) di rivendicare nella divisione delle risorse regionali un ruolo per la città ed il territorio dell’ex-provincia: dobbiamo concorrere a delineare politiche. Dovremo essere coraggiosi, a Pordenone, nella sperimentazione di novità, per chiedere poi alla Regione di assumere come propri i nostri indirizzi.
Si tratta di una grande sfida per la città e noi siamo pronti a raccoglierla.
Sappiamo bene che il Comune di Pordenone è anche una grande macchina, formata da centinaia di per-
sone di qualità, che producono servizi per tutti i cittadini. Conosciamo bene il valore dei lavoratori del Comune, li rispettiamo e sappiamo che vanno profondamente coinvolti dalla nuova amministrazione.
Espliciteremo chiaramente le finalità della nostra opera di governo, chiederemo collaborazione, solleciteremo idee e contributi critici, sapendo che l’esperienza dei dipendenti comunali è un patrimonio straordinario della città, da valorizzare.
In quest’opera sappiamo di doverci confrontare con i sindacati dei lavoratori, verso i quali nutriamo pro-
fondo rispetto. Anche le organizzazioni sindacali, come quelle politiche, vivono una fase di transizione e
sono anch’esse chiamate alla sfida del cambiamento. Così come la trasformazione della politica in demo-
crazia spetta ai cittadini, quella dei sindacati spetta ai lavoratori, che sapranno cambiare e migliorare le
loro organizzazioni di rappresentanza, autonomamente. Il nuovo governo del Comune non interferirà su
questo processo, sarà rispettoso e dialogante.

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La trasformazione dell’economia mondiale ed i cambiamenti sociali e culturali ci hanno indotto a rivedere
la nostra idea di città. Ancora pochi anni or sono la immaginavamo molto solida nelle sue fondamenta economiche e occupazionali. Il fatto che tante persone, da ogni parte del mondo, venissero a lavorare e vivere a Pordenone ci confermava in questa nostra sicurezza. Poi la sofferta crisi lavorativa del nostro territorio, coi casi Ideal Standard ed Electrolux avanti a tutti gli altri, ci ha costretto a considerare che, se è vero che le risorse esistenti vanno tutelate, è soprattutto per determinare condizioni favorevoli per la costruzione di nuove imprese ed aziende, di nuove opportunità, che ci dobbiamo impegnare. Sappiamo che queste novità dovranno avere lo sguardo rivolto ai mercati mondiali ed al contempo rispettare e valorizzare il nostro ambiente umano, storico e naturale, essere cioè “sostenibili” per aiutarci a mantenere e sviluppare i nostri livelli di vita e benessere.
In questo momento è necessario essere coraggiosi e fare scelte che guardano non solo al domani, ma anche oltre. Ma sappiamo anche bene che la città deve muoversi in modo corale, tutta assieme. Il primo dei doveri di chi è disponibile ad assumersi l’onere di guidare la città rimane quello di ascoltare, di cogliere il manifestarsi delle necessità della comunità.
Legheremo le risposte da dare ai bisogni manifestati a valori ed indirizzi culturali che riteniamo fondanti
del nostro essere persone e cittadini: il rispetto della dignità e dei diritti delle persone in quanto donne
e uomini; l’amore per la libertà e la democrazia; l’inclusione in una comunità cittadina che da secoli si è
aperta a persone provenienti anche da molto lontano; la salvaguardia dell’ambiente naturale e culturale
della città; la valorizzazione della storia peculiare di Pordenone.
Assicureremo alle persone di poter vivere in sicurezza e con serenità. I bambini cresceranno in una città
che li ama e si adatta alle loro esigenze, capace di essere per essi comunità educante e di formazione. Cercheremo le migliori condizioni perché i nostri giovani possano coltivare qui, a Pordenone, il loro progetto di vita e che le esperienze che necessariamente ormai si maturano in ogni luogo del pianeta possano poi rientrare nella nostra città e portare qui i loro frutti.
L’Amministrazione comunale deve offrire ai cittadini le migliori basi per realizzare i loro sogni e con-
quistare la propria felicità. Siamo convinti che, per riuscirci, il Comune deve dialogare, dare indirizzi e
condividerli, lasciare che siano i cittadini ad assumersi il compito di fare, sviluppando al massimo la “sus-
sidiarietà”: il Comune cioè non deve fare quel che i cittadini possono realizzare da soli, per loro iniziativa
e responsabilità.
Questo impegno politico e culturale costituisce il filo conduttore del nostro programma amministrativo.


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 PRIMA LA SCUOLA

Per dare risposte alle aspirazioni delle persone e della comunità, la città deve vincere la sfida del cambia mento. Dedicheremo perciò un’attenzione speciale ai più giovani, che soltanto costatando concretamente un ampliamento delle opportunità di lavoro e reddito nel nostro territorio possono decidere di costruire, qui, le loro famiglie. Per questo mettiamo scuola e lavoro al primo posto.
In una città di dimensioni medio-piccole come Pordenone lo sviluppo economico dovrà puntare sul rafforzamento e la nascita di unità di progettazione e produzione di beni e servizi di dimensioni piccole e medie,capaci di continue importanti innovazioni: il futuro o sarà “intelligente”, e perciò fondato su una grande cultura di chi lo progetta, o non sarà.
La nostra città vive dell’orgoglio della preziosa eredità del manifatturiero della Zanussi e della Savio e del
pregio di importanti realtà ancora in espansione, quale ad esempio la Cimolai. Si tratta di aziende che si
sono proiettate sui mercati mondiali, immaginando perciò di risultare utili a dare risposte alle aspirazioni
della gente in tutto il mondo, che fosse avere in casa strumenti nuovi per vivere meglio, disporre di grandi macchine per produrre filati con cui vestire la gente, costruire ponti e grandi opere avvenieristiche e tanto altro ancora.
Per Pordenone dunque la cultura è progetto ed assieme opera concreta; è immaginare ma subito dopo
fare e costruire; è relazione e scambio, è invenzione, è fusione di tecnologia avanzata e sapere tradizionale, è esplorazione e condivisione, è discussione e confronto, e può manifestarsi, nella sua pienezza, anche nelle forme del welfare e della sicurezza.
Per continuare ad avere industrie ed aziende intraprendenti, dobbiamo disporre di strumenti culturali
per capire quali saranno le domande del pianeta in futuro e cosa produrre di utile per soddisfare la nuova
domanda. Serve una cultura che crea opportunità e si configura perciò come risorsa produttiva per tutta
la provincia.
Puntiamo sulle nuove generazioni, fin dalla loro prima e tenera infanzia, da quando sono bambine e bam-
bini, speranza e futuro della nostra comunità. Pordenone migliorerà ancora un sistema formativo che, in
una rinnovata centralità del rapporto tra le famiglie, le istituzioni scolastiche, l’amministrazione locale e
anche le aziende, accompagnerà i giovani con cura e attenzione nel loro percorso, senza lasciare indietro
nessuno e valorizzando i talenti a vantaggio di tutta la comunità.

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Manterremo un’interlocuzione regolare e continuata con le scuole.
Le vogliamo:
• coordinate ed integrate nelle diverse età, legate fortemente con il territorio e la storia dei luoghi e del-
le comunità locali, in un percorso di profonda maturazione civica e del senso di appartenenza. I giovani
debbono contemporaneamente guardare al mondo e conoscere le risorse e le opportunità offerte dalla
nostra terra;
• capaci di offrire già dalla primissima età opportunità per l’apprendimento dell’inglese e di altre lingue,
conoscenza che è una delle chiavi del futuro. Ci poniamo l’obiettivo di avere anche a Pordenone una scuola
europea, secondo le linee tracciate dal Trattato di Maastricht;
• digitalizzate e capaci di dare a tutti gli allievi strumenti per un uso consapevole delle tecnologie, che
possono essere anche strumenti importanti per superare le disabilità;
• contraddistinte da una forte interazione con tutte le istituzioni culturali della città, primi i musei, che
devono diventare una grande opportunità educativa, di coinvolgimento e di promozione. Le ragazze ed i
ragazzi potranno far propri i contenuti culturali che costituiscono la base dello sviluppo civico della nostra
comunità;
• impegnate nella promozione civica degli allievi, continuando a collaborare con ottimi progetti come il
Consiglio comunale dei ragazzi;
• impegnate nel coinvolgimento diretto delle famiglie, in forma comunitaria e insieme ai propri figli, nelle
attività necessarie a migliorare la qualità anche fisica dell’ambiente scolastico e degli spazi di vita nei plessi scolastici, offrendo così anche l’opportunità di ridurre in parte le spese delle famiglie;
• sostenitrici della “promozione di talenti”, attraverso una rete di relazioni, verso una scuola di alta formazione trasversale e transdisciplinare;
• connesse con le associazioni imprenditoriali e sindacali, per invitarle a discutere il futuro delle aziende e dei nostri giovani, ricordando che i destini sono intrecciati;
• fucine di crescita, amicizia, rispetto ed integrazione fra vecchi e nuovi pordenonesi, fra ragazze e ragazzi che vivono a Pordenone e provengono da tutti i continenti.L’Amministrazione comunale manifesterà anche una nuova attenzione agli edifici scolastici ed alle loro dotazioni:
◆ monitorando con continuità il mantenimento della sicurezza e dell’accessibilità degli edifici, superando
le criticità;
◆ assicurando la disponibilità delle reti di comunicazione secondo standard sempre aggiornati.
Va programmato un piano di mantenimento nel tempo della qualità edilizia attraverso la rigenerazione
degli edifici al fine di adeguarli alle esigenze della didattica, del raggiungimento di più alti livelli di efficienza energetica e di qualità della vita negli ambienti e individuando le priorità nella realizzazione di nuove strutture laddove le esistenti non sono più ragionevolmente recuperabili.
Considerando quest’ultima condizione valida per tutte le scuole, assumiamo come priorità assoluta la
costruzione di una nuova scuola media a Torre, senza che questo voglia dire far venir meno un’attenzione costante per tutte le altre scuole.
L’investimento in termini di risorse, di cura, di attenzione, di idee, di creazione di reti, è indispensabile.
Ma le sfide che la città e le scuole hanno davanti sono molteplici. Riguardano, ad esempio, anche il miglioramento della qualità delle relazioni come condizione per elevare la qualità dell’istruzione.
La scuola offre una dimensione educativa per così dire implicita, ma non per questo meno modellante,
in termini di cittadinanza: è infatti la prima istituzione con cui bambine e bambini entrano in rapporto. È
verosimile che da un felice rapporto con la scuola scaturisca un buon rapporto futuro, di partecipazione,
con l’insieme delle istituzioni. Partendo da questa considerazione, ogni momento del percorso scolastico
è importante per la vita di ogni singolo studente.
Molte ricerche indicano però che gli anni più delicati e più a rischio di disagio sono quelli che vanno dagli
undici ai quindici. La risonanza maggiore, in termini mediatici, di questo disagio è data da quel complesso
di rapporti tra adolescenti che viene comunemente chiamato “bullismo”. Si tratta solo dell’evidenza, anche altri aspetti relazionali sono da tenere in considerazione per un progetto formativo. Il ruolo dell’insegnante in classe è uno snodo imprescindibile. Ma per questa fascia di età è utile prevedere in ogni scuola un centro d’ascolto e di accoglienza, gestito da una persona diversa dai docenti, in grado di affrontare i problemi in termini formativi. Non è comunque sufficiente una gestione solo all’interno della scuola, pur con soggetti terzi; è necessario incontrare gli adolescenti anche al di fuori del contesto scuola, ad esempio con contatti con chiese ed associazioni sportive o “per strada”, come avviene oggi con gli operatori del progetto “Top”.

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Pensiamo che ci siano spazi per migliorare la qualità dell’istruzione, agendo su molti fronti. Uno è certamente quello di promuovere l’evoluzione della digitalità anche attraverso il finanziamento di progetti
pilota, sia nella prospettiva della creazione di nuove professioni, sia nell’accompagnamento della trasformazione di professionalità dal profilo consolidato.

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Il recente decreto cosiddetto “Buona scuola” prevede l’alternanza scuola-lavoro nelle terze, quarte e quinte classi delle scuole medie superiori. È una prospettiva di grande interesse, anche se di non semplice e automatica realizzazione.
Non bisogna lasciare sole le istituzioni scolastiche in questo compito. È utile allargare il più possibile il campo di intervento e spiegare alle aziende che la scommessa è importante anche per chi ospiterà gli studenti, nella prospettiva di una continua riqualificazione professionale del personale. Il Comune si propone alle scuole come elemento di coordinamento per il necessario incontro con le realtà presenti nel territorio, favorendo il dialogo ed i supporti organizzativi.

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Intendiamo sviluppare il progetto “Scuole d’eccellenza”, ora gestito da Comune e Provincia, coordinandolo con i numerosi progetti di approfondimento presenti in ciascun istituto scolastico.La creazione degli Istituti comprensivi favorisce il dialogo e il coordinamento di progetti di continuità tra
scuole primarie e scuole medie, anche se gli effetti potranno vedersi con maggiore forza con il proseguo
degli anni. Restano irrisolti molti problemi nel passaggio tra scuole medie e scuole superiori, soprattutto
nell’accompagnamento di ogni studente nel nuovo ciclo di studi e nell’eventuale attività di nuovo orienta-
mento scolastico professionale. Non consentiremo che qualcuno rimanga indietro. Il Comune continuerà
a finanziare progetti pilota finalizzati a diminuire la dispersione scolastica.
Perno di questi progetti restano le scuole, che già operano con corsi di sostegno al proprio interno, ma un
grande aiuto può venire dalla presenza nella nostra realtà di cosiddetti “doposcuola”. Sono già operativi
quello organizzato dall’Oratorio don Bosco e quello di Villanova. Non meno significativi quelli operanti
nelle parrocchie di Borgomeduna e di S.Francesco, affidati unicamente al volontariato. Sosterremo queste esperienze e ci impegniamo a creare almeno altri due doposcuola nel territorio comunale.
Per gli studenti con più deboli competenze l’obiettivo cui mirare è l’accompagnamento individualizzato nel percorso della prima media e soprattutto nel primo anno di scuola media superiore. È possibile individuare all’interno delle scuole un certo numero di studenti motivati di terza e quarta superiore, sotto la supervisione di insegnanti, che siano disponibili a seguire il percorso di apprendimento di uno o più studenti delle medie e di prima superiore. Le numerose esperienze di “educazione tra pari” dimostrano che questa strada si può percorrere.
Svilupperemo una particolare attenzione per la fascia di età che va dagli zero ai tre anni. Consolideremo il servizio pubblico comunale dei nidi e gli daremo una nuova direzione. Riprenderemo il processo di accreditamento dei nidi e dei servizi per la prima infanzia (micronidi, nidi famigliari,...) intrapresi da cooperative, associazioni e privati. Consolideremo l’esperienza dei servizi per la genitorialità presenti a Torre. Aiuteremo ancora le famiglie in difficoltà nell’accedere ai nidi. Favoriremo il privato sociale anche nella creazione di ludoteche e le accrediteremo.
L’offerta di formazione universitaria è irrinunciabile per il nostro territorio. L’Amministrazione comunale
continuerà a partecipare al Consorzio universitario e lo sosterrà con tutto il proprio peso istituzionale,
cercando condivisioni con le altri enti pubblici e coi privati, perché la sede universitaria pordenonese si
consolidi, punti a collegare i suoi corsi con le realtà industriali sviluppando in particolare le potenzialità
offerte dall’indirizzo multimediale e, soprattutto, si stabilizzi nell’ambito di una Università del Friuli Venezia Giulia che sia policentrica.
Senza dubbio la presenza di un campus al CRO può essere veicolo di relazioni con le Università della regione e con molte altre. Dobbiamo cogliere questa importante opportunità.
Infine, il Comune perseguirà l’obiettivo di sviluppare inedite collaborazioni internazionali in ambito uni-
versitario.
 
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PER LE AZIENDE ED IL LAVORO

Ogni azione che possa portare a realizzare un’occasione di lavoro è prioritaria. Tutto il tessuto produttivo
del territorio (imprese private e a partecipazione pubblica, manifatturiere e di servizi, sistema cooperati-
vo) deve essere accompagnato in questa fase di grandi trasformazioni, va aiutato e sostenuto.
Le linee sulle quali intendiamo sviluppare la nostra azione possono essere così riassunte:
1. Trasformare l’ente pubblico da elemento di appesantimento per la competitività di sistema ad elemento
che per rapidità e chiarezza di scelte, efficienza e organizzazione crea intorno all’impresa le condizioni più
favorevoli;
2. guidare la costruzione di forme di condivisione operativa con i comuni della nuova UTI nei vari ambiti,
partendo da quello urbanistico, passando poi a quello ecologico e arrivando a quello socio-sanitario, gra-
zie alla definizione di un piano di scelte condivise e coerenti;
3. costruire con Università, Polo tecnologico, CRO una rete virtuosa per sostenere e sviluppare le appli-
cazioni della ricerca mediante la generazione di start up innovative e sulla quale creare delle occasioni di
investimento per amplificare le competenze nella ricerca;
4. rinforzare i collegamenti irrinunciabili con la rete, accelerando sulla diffusione della banda larga;5. valorizzare gli asset strategici già presenti sul territorio, finalizzandone l’attività allo sviluppo di occasioni
per costruire e sviluppare aziende e lavoro. In particolare intendiamo la Fiera come strumento di promo-
zione delle attività produttive e soprattutto di nuove imprese. L’Interporto deve diventare un efficiente
hub delle merci, non solo di passaggio ma in entrata e uscita nella città, in relazione con il traffico ferrovia-
rio e autostradale attuale e di quello che si svilupperà col Corridoio cinque. Questo servizio, inoltre, deve
essere oggi inteso come potenziale retroporto del sistema portuale friulano e veneto;
6. potenziare i collegamenti ferroviari sulla linea Venezia-Udine, oggi inferiori alle attese della popolazio-
ne. Occorre dare a questa linea anche il senso di una vera e propria metropolitana leggera, considerando
il raccordo di Pordenone con la Città metropolitana che si va formando attorno a Venezia un fattore di
grande sviluppo futuro;
7. sviluppare politiche che aiutino l’insieme delle attività e soprattutto delle produzioni culturali, radicate
sul territorio e nuove, a costituirsi come vero e proprio distretto produttivo;
8. valorizzare la città e il territorio che sono degli unicum in termini di attrazione turistica e commerciale,
chiedendo a FVG Turismo una specifica attenzione al nostro territorio;
9. rilanciare il commercio dentro la città, sia riportando verso i luoghi abitati una parte dei quanto è andato
in questi anni nei centri commerciali, sia favorendo insediamenti in centro di attività che oggi mancano e
sono legate a nuovi consumi, diversi dal passato. Il Comune aiuterà con uno specifico progetto giovani ad
aprire nuove attività commerciali ed artigianali in centro, contribuendo a costruire la relazione fra neo-
commercianti e proprietari.
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Risulta decisivo l’adeguamento delle strutture viarie, in particolare il superamento della strozzatura co-
stituita dal ponte della statale 13 sul fiume Meduna, lo sviluppo del collegamento sull’asse che collega
Pordenone A27 con la A23 a Gemona, ma senza che il tracciato minacci una zona di straordinario valore
ambientale come la curva del Tagliamento, che è un patrimonio insostituibile di tutto il Friuli. Fondamen-
tale sarà il collegamento col Corridoio 5 (Venezia-Trieste), strategico per i prossimi dieci anni.
Vorremmo che simbolicamente, nel centro della città, si aprisse una “casa del lavoro”, uno spazio pubblico
pensato in collaborazione coi i coworking che i privati hanno realizzato in città recentemente e da mettere
a disposizione per la sperimentazione concreta di progetti elaborati da giovani.

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ACQUE E VERDE, GRANDI RISORSE
 
Pordenone è una città di acque e di verde. Questo patrimonio va protetto e salvaguardato non solo perché
identifica la nostra comunità: la nostra città è nata grazie ai traffici consentiti dal fiume. La fruizione del
sistema delle acque e del verde ad esso collegato va promossa ed assumerà anche un valore fortemente
educativo e formativo.
Una città all’avanguardia in Europa nella tutela dell’ambiente può fornire idee al nostro sistema produttivo
per aiutare città, imprese e famiglie che nel resto del mondo si pongono il problema di respirare meglio,
bere acqua pulita, produrre energie rinnovabili, tutelando la salute fisica, mentale e sociale dei cittadini.
La costituzione dell’UTI del Noncello consente a Pordenone, Porcia, Cordenons e San Quirino di ragionare
seriamente sulla creazione di un vero “Parco fluviale” che unisca e tuteli gli ambienti dei magredi del Cel-
lina-Meduna con quelli delle risorgive e del Fiume Noncello. Ben progettato e realizzato sulla base delle
indicazioni scaturite da un confronto di idee a livello internazionale, un simile parco può avere una grande
capacità di attrazione turistica e sviluppare una offerta si servizi legati alla natura (agricoltura biologica;
agriturismi, ospitalità e ristorazione legati ai percorsi; guide).
Per cominciare, realizzeremo nei primi 30 mesi del mandato amministrativo la piena fruibilità della fascia
verde che accompagna il corso del nostro fiume, creando un collegamento ciclabile e pedonale che la per-
corra, da Porcia a Cordenons. Molta parte dei finanziamenti è stata già assegnata al Comune di Pordenone e
la progettazione di alcuni tratti è partita e sarà confrontata con i cittadini per raccogliere le loro valutazioni.
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La buona aria da respirare è un bene di valore incommensurabile, da perseguire con determinazione e
continuità, soprattutto attraverso modificazioni significative delle abitudini dei cittadini nell’uso della città,
facilitando gli spostamenti a piedi ed in bicicletta. Svilupperemo e miglioreremo la rete dei marciapiedi edelle piste ciclabili, sia in città che per collegare i comuni della nuova UTI. Allargheremo le zone no-auto
nel centro, con salvaguardia dei parcheggi per i residenti.
Si attiveranno sperimentazioni per gradualmente riconsegnare ai pordenonesi spazi della loro città oggi
occupati alle auto parcheggiate o dal traffico. Cominceremo sperimentando la chiusura della Rivierasca in
alcune domeniche, per svolgervi dei mercatini dell’autoproduzione alimentare e del biologico.
Per ciò che riguarda il traffico veicolare in città, assumeremo come priorità la salvaguardia della salute dei
residenti dall’inquinamento chimico ed acustico. Svilupperemo perciò azioni idonee a ridurre al minimo il
traffico di automezzi che si limitano all’attraversamento della città.
Offriremo servizi di bikesharing sempre più ampi ed evoluti e promuoveremo modifiche nel servizio di
trasporto urbano, in particolare rivedendo la funzione, e quindi l’attuale percorso, della Linea Rossa per
trasformarla in una vera e propria linea circolare della città, collegando con un servizio rapido e frequente
il nuovo parcheggio della Fiera con quello dell’ospedale. Alle esigenze dei quartieri esterni risponderemo
con la razionalizzazione dei percorsi delle altre linee urbane. Favoriremo anche il carsharing e un uso più
razionale delle auto per muoversi in città. Continueremo inoltre a favorire il parcheggio delle auto nei mul-
tipiano piuttosto che su strada, con tariffe differenziate.
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Molti fra quanti visitano la città rimangono colpiti dal suo decoro ed in primo luogo dalla cura per le aiuole.
Possiamo ulteriormente migliorare questo aspetto, cominciando dalle rotonde che sono state realizzate
lungo viale Venezia e viale Aquileia ed in tutta la città. Più in generale, presteremo grande attenzioni
all’arredo urbano, adottando una sorta di “abaco” degli elementi che devono contraddistinguerlo e che
saranno comuni a tutta la città.
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Nella raccolta differenziata dei rifiuti la città vanta record positivi nazionali. Si tratta ora di migliorare la
qualità di quanto viene raccolto. Sperimenteremo, in alcune zone della città, la raccolta porta a porta come
avviene già oggi nel centro storico e ne valuteremo costi e benefici per il Comune e la popolazione.
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Un aspetto sempre più importante della relazione delle persone con la natura è il rapporto con gli animali,
domestici e no. Pordenone da anni ha avviato un percorso di tutela degli animali, dedicando loro molte
attenzioni, che svilupperemo, soprattutto favorendo la gestione delle colonie feline e ampliando le aree
verdi dedicate alla sgambatura dei cani. Nel contempo è necessario richiamare i conduttori di animali nelle
aree pubbliche al rispetto di elementari regole di igiene e sicurezza.
Un elemento nuovo e positivo è la rinnovata presenza di fauna selvatica in città. Favoriremo le associazioni
che se ne prendono cura ed insegnano a riconoscere e tutelare gli animali. Offriremo una tutela speciale
alle rondini.

UNA NUOVA QUALITÀ PER CASE E CONDOMINI
Non è più tempo di espansione della città. Dobbiamo immaginare e realizzare tutte le nostre politiche di
gestione del territorio su una dimensione nuova, che è perlomeno quella dell’Unione Territoriale in cui
Pordenone è inserita. La Regione ha esplicitamente invitato Pordenone a realizzare una pianificazione ter-
ritoriale sovracomunale, indirizzo questo che va raccolto con convinzione.
È chiaro che molti problemi possono essere affrontati solo su una dimensione sovra comunale. Ad esem-
pio, l’eccesso di traffico di auto e mezzi pesanti che attraversa Pordenone può essere affrontato solo in
accordo con tutti i comuni contermini, non può in alcun modo essere questione che Pordenone risolve
da sola.
In quest’ottica ed in accordo con gli altri comuni, favoriremo la trasformazione delle aree urbane che furo-
no edificate fino agli inizi degli anni ’90 del secolo scorso. Promuoveremo la rigenerazione degli edifici esi-stenti e la loro sostituzione, in funzione anche dell’efficienza energetica. Elaboreremo progetti concordati
fra Comune, ATER, banche ed operatori privati, per affrontare le emergenze abitative e sviluppare forme
dell’abitare sociale (social housing) e della coabitazione (co-housing), che possono dare risposte alle situa-
zioni di difficoltà delle famiglie e delle persone, in particolare anziane, che vivono sole.
Sarà particolarmente curata la manutenzione del patrimonio pubblico: edifici, strade, piazze e luoghi pub-
blici puliti ed ordinati costituiscono il primo stimolo a un uso corretto e rispettoso dei beni comuni da parte
dei cittadini.

 

 
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PIÙ QUALITÀ E PIÙ DIVERSITÀ CULTURALE
La città è ricca di proposte e progetti culturali che nascono da numerose associazioni. Il Comune le aiuterà,
favorirà i progetti elaborati e presentati da più soggetti assieme. Vogliamo una rappresentazione delle di-
versità che presenta oggi la nostra comunità, troveremo spazi nella città e li dedicheremo espressamente
alle manifestazioni di questa grande varietà, che secondo noi è ricchezza della città.
La nostra comunità si riconosce nella dinamicità di molte associazioni, nella molteplicità e nella qualità
delle iniziative: è un’offerta che nel suo complesso si presenta solida, ma anche originale ed in ogni caso
tale da creare una fitta rete di relazioni sociali: Pordenone è una città in cui la cultura occupa un ruolo im-
portante e costituisce un elemento di riconoscimento comunemente accettato.
L’identità di Pordenone, nell’immaginario nazionale, si è trasformata. Da città di fabbriche e caserme,
a Città dei Festival, grazie alle pluriennali esperienze del Cinema Muto, di PordenoneLegge, di Dedica,
dell’Arlecchino Errante, del Festival Chitarristico e di altre manifestazioni.
Ma nulla rimane uguale a se stesso per troppo tempo e l’esperienza ci dice che tutte le manifestazioni
debbono trovare gli stimoli a migliorarsi e rinnovarsi.
Il Comune promuoverà nei prossimi anni un’altra manifestazione, che sarà dedicata ad un paese estero e che
deve servire a presentarlo e comprenderlo meglio, con un collegamento diretto con le aziende della zona.
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Il maggiore artista friulano, il Pordenone, è da secoli conosciuto col nome della città da cui proveniva.
Questa va considerata una grande opportunità per farci conoscere e per attrarre turisti. Da questo punto
di vista sarà estremamente importante non tanto e non solo far conoscere il Pordenone a Pordenone, ma
promuovere una grande esposizione delle sue opere in una o più grandi città non solo italiane, per poter
presentare contemporaneamente una offerta turistica di livello. Di conseguenza va ripreso il progetto sul
“Pordenone multimediale” che si è arenato e bisogna garantire che le chiese ed i luoghi in cui esistono
opere del grande pittore siano aperti ad accogliere turisti e curiosi.
Altri due grandi personaggi della città meritano attenzione e l’attenta preparazione di manifestazioni loro
dedicate, coinvolgendo tutte le forze disponibili: Andrea Galvani e Lino Zanussi. Saranno oggetto di una
specifica attenzione da parte del Comune nei prossimi anni.
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Alcuni palazzi sono assurti a simbolo del nuovo corso culturale della città: sono la Biblioteca in piazza XX
settembre e il teatro “Verdi”, con Palazzo Badini che si è aggiunto negli ultimi anni quale elemento concen-
tratore di risorse culturali. Davanti a noi però si prospetta la grande opportunità del Castello che si libera
dalla carceri e diviene disponibile.
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Esistono anche altre realtà dinamiche che faticano a trovare spazi e riconoscimenti, che operano tra diffi-
coltà e frantumazione, che meritano di essere tenute in considerazione, sia per la qualità del lavoro svolto,
sia, aldilà di un aspetto meramente qualitativo, per il ruolo di aggregazione e di inclusione che svolgono.
Pensiamo che piazza della Motta, da subito ed in previsione della nuova disponibilità del Castello, possa
assumere il rango di una sorta di “cittadella della cultura” dentro una parte del tessuto storico della cittàche comprende anche via Roma, piazzetta Pescheria, la Rivierasca. Dentro a questo brano di città un’at-
tenzione particolare va prestata sia a Palazzo San Marco che alla palazzina ex SIP di via Cesare Battisti, due
degli esempi migliori di architettura contemporanea in città che non devono essere lasciati nell’abbando-
no attuale.
Rispetto a questa realtà variegata, e nello stesso tempo ricca di fermenti e di vivacità, il Comune dovrà
assolvere alla funzione di raccordo per mantenere vive e favorire le relazioni e i contatti tra associazioni e
comunità nel suo complesso. Il superamento della Provincia, tra l’altro, apre nuove opportunità alla città.
Basti pensare alla gestione dell’Auditorium Concordia, che può essere affidata ora al Teatro Verdi per svi-
luppare l’offerta di spazi non solo per presentare lavori teatrali, musicali e di danza, ma anche per produrli.
◆ ● ◆
L’Amministrazione comunale può impegnarsi per il reperimento di spazi per garantire la visibilità di asso-
ciazioni e favorirne il riconoscimento nella comunità: l’individuazione di edifici per dare opportunità ad
associazioni in difficoltà per carenza di luoghi in cui esprimersi; l’utilizzo di negozi sfitti per mostre tempo-
ranee in situazioni o occasioni particolari; la scelta di uno o più luoghi a disposizione di chiunque ne faccia
richiesta, per accessi a gruppi più o meno ampi, per un numero anche limitato di ore e di giorni della setti-
mana, per attività diverse che offrano possibilità di scambi e di contaminazioni; la richiesta di disponibilità
di aule alle scuole che non hanno rientri pomeridiani.
◆ ● ◆
Lo stesso teatro Verdi, che assolve egregiamente il compito di offrire risposte alle richieste della cultura
ufficiale (musica, teatro, danza), dialoga con difficoltà con il variegato mondo dell’associazionismo, e pur
mantenendo una distinzione di ruoli che nessuno vuole negare, può aprire spazi a quelle realtà che al te-
atro della città guardano con interesse.
◆ ● ◆
Il Deposito Giordani è un servizio essenziale per i giovani della città. Ci impegniamo a salvaguardarlo ed a
favorirne le attività, contenendo i disagi per i residenti nelle vicinanze. Al contempo sperimenteremo an-
cora la fruizione di musica dal vivo nel centro città, trovando progressivamente un equilibrio fra l’esigenza
che la città sia viva ed accogliente per i giovani e rispettosa delle necessità di riposo di tutti.
◆ ● ◆
Le istituzioni culturali (musei, gallerie d’arte, teatro) devono dialogare intensamente con il sistema forma-
tivo per poter sviluppare una funzione didattica ed educativa e rappresentare momenti fondamentali per
la creazione di sentimenti di condivisione e di appartenenza ad una comunità locale che sa comunque
guardare oltre.
◆ ● ◆
Lo sport è stato da sempre un punto di forza della nostra comunità cittadina. Valorizzeremo ancora l’idea
dello sport come attività salutare per tutti i cittadini e formativa in particolare per i giovani, aiutando l’as-
sociazionismo a dare opportunità a tutti e contando sulla sua capacità di gestire gli impianti sportivi che gli
vengono affidati. Sosterremo ogni iniziativa volta a colpire l’uso di sostanze dopanti nelle attività sportive,
convinti della loro estrema pericolosità.
Siamo certi che anche lo sport professionistico, capace di diventare spettacolo, è una opportunità per la
città. La bella esperienza che va realizzando il Pordenone Calcio in questi mesi è la dimostrazione dell’inte-
resse e dell’identificazione che i successi in questo campo possono generare in Pordenone. Al contempo,
osservando quanto va facendo Conegliano nella pallavolo femminile, ci impegniamo a seguire con atten-
zione altri sport, che possono dare grandi soddisfazioni alla città.La nostra comunità in questi ultimi anni si è trasformata non solo per la diversa stratificazione delle età ma
anche per la presenza di uomini, donne e famiglie provenienti da paesi con storie e culture diverse dalla
nostra. Si avverte, va da sé, la loro presenza in città, ma ad essa si fatica a riconoscere una valenza diversa
da quella economica, come se essi fossero qui solo per lavorare e per produrre, non per esprimere un in-
sieme di valori o un portato d’esperienze, che pure posseggono.
C’è nel complesso un atteggiamento di accettazione, meno un riconoscimento culturale diffuso, pur in
presenza di iniziative lodevoli di integrazione.
Da qui emerge la necessità di un dialogo più proficuo o con associazioni di immigrati o con le varie realtà
che siano a contatto col mondo dell’immigrazione. Campi da esplorare possono essere, in particolare,
quello della musica, della danza, del teatro, senza dimenticare l’enorme patrimonio culturale rappresen-
tato dalla gastronomia.

UNA ALTA QUALITÀ DEI SERVIZI
La qualità dei servizi comunali per la raccolta dei rifiuti, la pulizia delle strade, il servizio idrico, la manu-
tenzione del verde, la gestione della sosta e della mobilità, è già elevata e può essere ancora migliorata,
senza ulteriori oneri per i cittadini.
Noi difenderemo il tessuto di aziende pubbliche che se ne occupano. Siamo contrari ad ogni assorbimento
di GEA, HydroGea e GSM da parte di grandi società nazionali, che altrove non hanno comportato alcun
vantaggio per i cittadini. Meglio piuttosto razionalizzare il sistema esistente, sulla base di progetti precisi
che garantiscano diminuzioni di costi di gestione e recuperi di efficienza.
Seguiremo con particolare attenzione l’impatto delle norme appena approvate dalla regione Friuli Venezia
Giulia in materia di Servizio Idrico Integrato e di Ciclo Integrato dei Rifiuti, perché non vi siano ricadute
negative e l’intero ambito ottimale si attesti su livelli di eccellenza.
 

5
 
 
LA SALUTE, UN SISTEMA DA TRASFORMARE
È evidente in tutta Europa che i sistemi di salute pubblica, il cosiddetto welfare, si stanno trasformando,
colpiti dai cambiamenti sociali, da nuove esigenze di salute, dalle difficoltà economiche della popolazione,
sempre meno in grado di sopportare alti livelli di tassazione.
Il nostro primo impegno è quello di salvaguardare la qualità dei servizi socio-assistenziali offerti e difende-
re alcuni principi strutturali dell’attuale sistema di welfare, pur perseguendo nuovi progetti di sviluppo per
la prevenzione del disagio sociale, l’assistenza e la cura delle persone svantaggiate e soprattutto di lavorare
sulla coesione sociale.
Stiamo assistendo a una crescente domanda di aiuto da parte delle famiglie e delle persone, collegata
all’aumento delle povertà, delle disabilità adulte (soprattutto legate all’invecchiamento ed alle demenze)
e della solitudine (per i cambiamenti delle strutture familiari).
◆ ● ◆
Il Comune affronta questa domanda di salute per il tramite l’Ambito sociale, in associazione con Rovere-
do, Porcia, Cordenons e San Quirino e, prossimamente, con Fontanafredda e Zoppola. L’Ambito integra il
proprio lavoro con quello dei servizi sanitari territoriali dell’AAS5 e si avvale dell’impegno delle reti sociali
(cooperative sociali, associazioni di volontariato e terzo settore in generale).
Il Comune di Pordenone gestisce cioè già oggi l’intervento sociale per una comunità di oltre 100.000 per-
sone e in questi ultimi anni ha organizzato il proprio modello di welfare incentrandolo sull’equilibrio tra
sistema pubblico, il privato no-profit ed il volontariato, mirando ad appropriatezza, qualità, efficacia ed
efficienza. L’offerta di servizi, però, deve continuamente essere adattata per rispondere ad una domanda di
aiuto che cresce e cambia di qualità.
◆ ● ◆
Presteremo grande attenzione agli adolescenti e proporremo politiche per i giovani. Contrasteremo la pre-
carietà e daremo più opportunità ai giovani in termini di possibilità di aggregazione, sia nel tempo libero che
nello sviluppo della socialità, favorendone l’impegno nelle azioni di volontariato sociale; sarà importante
sperimentare nuove forme di dialogo e di ascolto attivo per prevenire i disagi e favorire le relazioni sociali.
Contrasteremo il fenomeno degli abusi e dei maltrattamenti di donne e minori: l’impegno è di proseguire
il sostegno, avviato negli ultimi anni, di progetti in tal senso, sviluppando attività lavorative e residenze
protette (madre-bambino) per le fasi acute del cambiamento di vita.
Interverremo a sostegno alla genitorialità, potenziando, con nuovi progetti, i servizi offerti in collaborazio-
ne con il Consultorio ed il Servizio di Neuropsichiatria infantile.
Sosterremo le politiche di prevenzione e promozione della salute, a partire dalle scuole, sia sui temi di
maggior rilevo tra i più giovani (alcolismo, ludopatie, fumo, droghe leggere), sia tra gli adulti e nel mondo
del lavoro. Cureremo con attenzione particolare l’educazione alimentare della popolazione.
Miglioreremo ancora l’integrazione sociale dei cittadini stranieri regolari. Il rispetto dei diritti e dei doveri
di ciascuno sarà la base per superare ogni discriminazione. Nel contempo opereremo con molta determi-
nazione per la salvaguardia dei diritti delle donne e delle bambine immigrate.
◆ ● ◆
La recente riforma regionale (L.17/2014) ha finalmente fatto chiarezza sull’organizzazione del sistema di
salute e di protezione sociale, riassegnando ruoli ben precisi alla cura nelle diverse fasi ed evenienze della
vita: episodi acuti (ospedale), domiciliare (territoriale) e della prevenzione. L’intenzione del legislatore
regionale è restituire un ruolo da protagonista al territorio.Per la nostra città è stato molto importante la scelta di costruire il nuovo ospedale, che sarà realizzato
vicino a quello attuale e con fondi propri della Regione, senza ricorrere a onerosi prestiti. Accanto sarà
realizzata la cosiddetta “Cittadella della salute”, nella quale troveranno posto i servizi sociali di ambito e
quelli operativi territoriali dell’azienda sanitaria. Sono due importanti opere pubbliche che saranno realiz-
zate secondo principi di rispetto ambientale ed energetico e all’avanguardia tecnologica e saranno aperte
al quartiere circostante, così da non essere corpo estraneo o isolato.
◆ ● ◆
Nel nostro territorio, poi, insiste nella limitrofa Aviano, l’IRCSS “CRO di Aviano”, che valorizza la cultura
scientifica e garantisce la continuità e lo sviluppo della ricerca applicata in campo oncologico regionale.
Il Comune sarà impegnato a garantire tempi certi per quanto riguarda la costruzione e la messa a regime
del nuovo ospedale e che i servizi restino pubblici. Valorizzeremo la cultura scientifica e garantiremo la
continuità e lo sviluppo della ricerca applicata in campo oncologico, valorizzando il ruolo regionale del
CRO di Aviano anche in relazione con il sistema universitario.
◆ ● ◆
Potenzieremo i servizi per la cronicità e le cure a lungo termine, per garantire le risposte più appropriate
ed integrate alla disabilità, alla cronicità e alla non autosufficienza, con l’obiettivo di garantire la presa in
carico integrata e la continuità assistenziale che devono diventare Livelli essenziali di assistenza (LEA)
esigibili da parte di tutti i cittadini. È questa la condizione per garanti che l’ospedale di Pordenone sia im-
pegnato solo nella cura delle fasi acute delle malattie.
◆ ● ◆
Chiederemo alla Regione ed alla Azienda sanitaria di potenziare i servizi territoriali integrati con i servizi
sociali e con le reti sociali (cooperazione e volontariato), sviluppando la domiciliarità, le “funzioni respiro”
nelle RSA e anche a domicilio, i centri diurni, la residenzialità alternativa assistita ed i centri di aggregazio-
ne, per aggredire i bisogni tuttora inespressi ed i crescenti fenomeni di povertà, esclusione, isolamento
e solitudine di una larga parte della popolazione. Nel campo delle disabilità gravi favoriremo la progetta-
zione di forme innovative di residenze “dopo di noi”, di piccole dimensioni e ben distribuite sul territorio.
Considiamo il ricovero nelle case di riposo come l’ultima e residuale modalità assistenziale da limitare ai
casi non altrimenti gestibili. Promuoveremo perciò politiche di sperimentazione di forme nuove di domi-
ciliarità per gli anziani autosufficienti e parzialmente autosufficenti. Chiederemo con forza la realizzazione
di un adeguato ed omogeneo sistema pubblico di cure primarie domiciliari, sanitarie e sociosanitarie,
finalizzato a promuovere l’apporto delle comunità, l’appropriatezza delle risposte e l’utilizzo ottimale delle
risorse, a contrastare l’esclusione e l’istituzionalizzazione, attraverso l’offerta di valide e reali alternative
assistenziali incentrate sulla domiciliarità da assumere, nelle sue possibili diverse declinazioni, come l’or-
dinaria modalità assistenziale da garantire alle persone parzialmente o totalmente non autosufficienti ed
alle loro famiglie previa valutazione, presa in carico integrata e definizione del progetto personalizzato di
assistenza da parte del distretto sanitario. Chiederemo a Regione ed Azienda sanitaria di prevedere mag-
giori investimenti per elevare la quantità e la qualità dei servizi territoriali e domiciliari al fine di prevenire
e di contenere gli effetti negativi ed i costi, conseguenti all’aggravarsi delle condizioni di disagio sociale e
di salute, sostenendo altresì la necessità di moderni strumenti di sostegno al reddito e di contrasto alla
povertà ed all’esclusione sociale.
◆ ● ◆
Vogliamo attivare nella nostra città, se serve con la modalità di progetto pilota, i Centri di Assistenza Pri-
maria, con infermiere e assistente sociale di quartiere, nei quali operano le aggregazioni dei medici di
base,distribuiti secondo geografie di quartiere, nei quali la disponibilità delle varie funzioni socio sanitarie
(medici di medicina generale, pediatri, personale del distretto e operatori socio-assistenziali) potrà assi-curare l’erogazione delle prestazioni di assistenza primaria, la continuità dell’assistenza (12 ore su 7 gg); la
funzione di centro di riferimento per la assistenza domiciliare e i servizi sociali; la funzione di accompagna-
mento da parte di personale infermieristico formato coadiuvato da personale volontario nello svolgimento
del percorso diagnostico terapeutico.
◆ ● ◆
Tutto questo, oltre che avvicinare i servizi ai cittadini che ne hanno necessità, dovrebbe tradursi in una
gestione più efficiente della struttura ospedaliera, limitando, come è avvenuto nelle regioni che hanno
sperimentato queste modalità, gli accessi al pronto soccorso ai fini di una maggior efficienza dei servizi di
emergenza.
Al nuovo ospedale di Pordenone deve essere affidato esclusivamente il ruolo della cura delle fasi acute
delle malattie, valorizzandolo così sul territorio provinciale e regionale. Questa scelta rende necessario
un rafforzamento delle strutture dalla sanità territoriale. Fra i punti critici, resta quello dell’aiuto ai pa-
zienti che hanno superato la fase acuta di una malattia e vengono dimessi. La nuova struttura assisten-
ziale che è stata aperta a Sacile può dare risposte a queste criticità ed una simile può essere realizzata
a Maniago. Anche il Policlinico S. Giorgio, struttura privata convenzionata riconosciuta da sempre come
parte integrante dell’assistenza sanitaria pordenonese, può concorrere alla soluzione di questi due im-
portanti problemi.
◆ ● ◆
Il sistema di benessere e salute fisica, mentale e sociale che abbiamo qui delineato presuppone una
forte struttura organizzativa ed è una parte importante dell’economia del territorio pordenonese, che
richiede professionalità numerose e competenti. Il nostro territorio vuole essere modello e opportunità
per queste professionalità ed in questo campo si concentra una parte importante del lavoro e del futuro
dei nostri giovani.
 
IL BENESSERE DELLA COMUNITÀ
Ci dobbiamo far carico della qualità della vita sociale in città. Le famiglie e le comunità di quartiere sono
in una fase di grande trasformazione, richiedono cure e passione, poiché sono possibili strumenti per im-
portanti politiche sociali.
La famiglia è un’istituzione umana in grandissima evoluzione. Il suo significato è cambiato molto e cambierà
ancora. Le esperienze che si compiono nelle famiglie sono molto diverse dal passato. I servizi sociosanitari
intervengono continuamente per far fronte alle loro crisi. Vanno dunque forniti servizi, per sostenerle fin
dalla loro nascita e formazione. Si pone con urgenza e serietà il tema di una vera e propria educazione alla
vita di famiglia. Ciò significa insegnare alle persone a considerare fondamentali le opinioni e le esigenze
della/del partner, comprendere quelle delle bambine e dei bambini, considerarsi decisive nella loro edu-
cazione, capire che questo è un ruolo fondamentale delle famiglie che non può essere delegato ad alcuno
e che una cosa è l’educazione e altra l’istruzione ed infine che alla scuola non si può chiedere di sostituirsi
ai ruoli genitoriali.
◆ ● ◆
In questa fase di grande trasformazione sociale, è evidente che se si vuole favorire il benessere e la sicu-
rezza personale e collettiva, occorre partire dalla coesione del contesto sociale. Le famiglie, con le loro
relazioni interne e la ricchezza dei legami extra-familiari, contribuiscono a costituire il capitale sociale di
una comunità territoriale.Mettere al centro la famiglia significa considerare fondamentale l’amore che si manifesta fra le persone di
qualsiasi genere ed identità di genere, di qualsiasi orientamento sessuale, riconoscendo in tutti i casi il suo
grande valore ed il contributo che l’amore fra le persone dà alla coesione sociale.
Si rende necessario non solo garantire il mantenimento dei livelli di servizio alle persone oggi esistenti, ma
dare concretezza alla centralità del ruolo della comunità e della famiglia, realizzando interventi finalizzati
ad aiutarne i componenti e a sostenere le relazioni familiari e il ruolo genitoriale.
Lavorare per le famiglie in questa direzione significa interagire con loro attraverso i bambini accolti nei ser-
vizi e nella scuola in particolare, ma anche proporre e valorizzare altre modalità di incontro creando spazi
e luoghi di condivisione, occasioni di dialogo e di ascolto.
Nella nostra realtà sono presenti molte offerte, ma la sensazione è che siano poco conosciute. Diventa
quindi molto importante dare visibilità alle elaborazioni che nei servizi si compiono con e per le famiglie,
bambini compresi, perché producono sapere, interazione, cultura della condivisione, rinforzo. È evidente,
nel contempo, che non possiamo accettare che il Consultorio famigliare pubblico ed il Servizio di neurop-
sichiatria infantile vengano svuotati di personale e funzioni. Questi due servizi, in collaborazione con quelli
sociali dell’Ambito e con le scuole, sono perni insostituibili della coesione sociale cittadina e di un pensie-
ro organico per l’integrazione degli stranieri, che ha contraddistinto la città per molti anni. Ovviamente
esistono anche servizi privati in questo campo, coi quali dialogare e collaborare con obiettivi condivisi.
La verifica della qualità dei servizi, pubblici o privati che siano, va fatta dagli utenti, comparando quanto
affermato nelle Carte dei servizi con la realtà da loro constatata. Di anno in anno la conferma dell’accre-
ditamento deve passare attraverso la verifica della qualità condotta dagli utenti e accolta dai responsabili
pubblici.
Il capitale umano di cui dispone la comunità pordenonese è una grande risorsa, da valorizzare coordinando
le disponibilità esistenti in termini di servizi, di associazionismo, di volontà di partecipazione attiva di tanti
giovani genitori, finalizzando queste energie per la progettazione di servizi rispondenti alle reali esigenze,
per operare nel contrasto alla solitudine delle madri, per costruire reti di protezione/prevenzione del disa-
gio e percorsi di continuità educativa tra i vari servizi, anche oltre l’età degli anni fra zero e sei, con la cen-
tralità della scuola dell’infanzia, la formazione continua degli operatori e l’elaborazione di specifici progetti.
◆ ● ◆
Una particolare attenzione va assicurata anche alle persone anziane, al fine di valorizzare la loro presenza
come risorsa per l’intera comunità e per combattere con continuità e determinazione l’isolamento, la so-
litudine e l’indigenza.
La nuova fase a cui si sta affacciando la nostra comunità gradualmente ci mostra sempre più situazioni fa-
migliari in cui le pensioni sono basse, di anziani che vivono in condizioni di solitudine, in condomini quasi
deserti, con figli lontani: l’isolamento e le difficoltà producono fenomeni quali depressione e incremento
delle malattie dementigene. Occorre dunque uno sforzo straordinario per far collaborare persone, asso-
ciazioni di volontariato sociale, aziende ed istituzioni che possono consentire una gestione sociale dell’a-
bitare, dalle forme di social housing allo sviluppo di modalità di residenza tutelata, valorizzando in questa
direzione sia un’esperienza da replicare come “Casa Colvera”, che le attività offerte dalle associazioni di
volontariato.
Occorre inoltre che la rete dei servizi sanitari del territorio sia organizzata in modo da fornire risposte ade-
guate ai bisogni di salute e benessere di questa popolazione, in termini vicini e continuativi.
◆ ● ◆
La situazione dei quartieri di Pordenone si presenta in modo molto vario. Ne esistono alcuni, come Villa-
nova, in cui da tre decenni almeno si lavora alla costruzione di esperienze di comunità, mettendo assieme
tutte le persone di buona volontà. In altri si assiste tristemente solo alla fine delle vecchie comunità e di
ormai superate esperienze, senza che nulla sorga a sostituirle nel cuore dei residenti.
Eppure, se parliamo di comunità è evidente che la prima è quella fatta da chi abita vicino. Il Comune deveprogressivamente delegare, laddove è possibile, pezzi del proprio intervento a quelle comunità locali che
soo pronte ad accettare la delega, sia in campo assistenziale, sia per ciò che riguarda l’integrazione lavora-
tiva, sia per le piccole manutenzioni di quartiere.
Fondamentale, da questo punto di vista, è il regolamento per i Beni comuni approvato dal Consiglio comu-
nale, perché può dare alle comunità di quartiere la possibilità di utilizzare proprietà comunali oggi poco o
nulla utilizzate e farle diventare utili alla vita sociale.
In alcune realtà italiane il processo di affidamento alle comunità di quartiere di responsabilità oggi in capo
ai comuni è diventato così importante da consentire la nascita di “mutue di quartiere”, in cui si accumu-
lano risorse per aiutare persone temporaneamente in difficoltà. Compiremo un esperimento in questa
direzione anche a Pordenone, a partire dalla positiva esperienza compiuta con il progetto Genius loci.
Ma ovviamente pensare a nuovi progetti non significa abbandonare gli attuali servizi alla comunità, che
sono ormai consolidati: vanno garantiti e devono essere accompagnati con cura nello sforzo di lettura dei
nuovi bisogni e di individuazione delle risposte più giuste da dare.
◆ ● ◆
Fra i nuovi bisogni, c’è senza dubbio quello di vivere in maggiore sicurezza. Al di là di casi clamorosi e pur-
troppo molto dolorosi alla ribalta della cronaca nazionale negli ultimi mesi, la città non vive fenomeni di
diffusa microcriminalità. Ciò non significa che non si debba tenere alto il livello di guardia e che questo
compito non spetti anche ai cittadini, nella loro relazione con la Polizia, i Carabinieri e la Magistratura. Il
Comune, si impegna a vigilare, aiutare i cittadini più esposti, mantenere la città ordinata e senza luoghi
degradati. Più in generale, Pordenone vuole rimanere una città rispettosa della legalità: la vigilanza contro
la criminalità organizzata ed i suoi interessi anche finanziari, sarà una preoccupazione costante della nuova
Sindaco e di tutta l’Amministrazione.
◆ ● ◆
A Pordenone l’immigrazione regolare, quella che avviene con l’obiettivo di cercare un lavoro, non ha più
le caratteristiche del passato. Da un lato infatti molte famiglie si sono stabilizzare, diventando pordenonesi
a tutti gli effetti. Dall’altro la crisi ha indotto molte famiglie a lasciare Pordenone e l’Italia. Fra quanti sono
rimasti non mancano comunque i problemi. In particolare molte famiglie sono povere, mentre all’opposto
cresce esponenzialmente il numero delle imprese e delle aziende di proprietà di immigrati che operano a
Pordenone e sul territorio dell’ex-provincia. Piuttosto esistono problemi di prospettiva: dobbiamo evitare
fenomeni di prolungata marginalità di giovani immigrati, curare il loro percorso scolastico e formativo-pro-
fessionale. Una attenzione particolare meritano donne e bambine immigrate: seguiremo con attenzione i
loro percorsi sociali, l’apprendimento della lingua, la scolarizzazione delle bambine. Combatteremo feno-
meni come i matrimoni combinati, che offendono la dignità delle persone.
Il Comune promuoverà nuovamente il dialogo e l’incontro pacifico fra religioni. Questa disposizione della
nostra comunità, che si è dimostrata molto efficace in passato, è molto importante culturalmente, social-
mente e per l’affermazione dei diritti fondamentali delle persone.
◆ ● ◆
Le persone e le famiglie che fuggono dai teatri di guerra e giungono in Italia, soprattutto con il sogno di
potersi poi muovere verso il nord-Europa, aumentano di giorno in giorno. Quando arrivano a Pordenone,
la loro distribuzione su tutto il territorio non ha creato per ora problemi e la scelta di non concentrarli in un
unico luogo è stata civile e giusta, consentendo al volontariato, in tutta la provincia, di impegnarsi effica-
cemente. Si pone ora il problema di realizzare un piccolo centro per la prima accoglienza, che deve essere
fatto rapidamente e deve avere dimensioni ridotte.
◆ ● ◆
Noi compiremo un grande sforzo per costruire un rapporto fra le comunità immigrate e fra queste e lenostre comunità territoriali, utilizzando tutti gli strumenti possibili, a partire dalla scuola e dallo sport.
Operiamo perché Pordenone sia una comunità che, con la regia dell’amministrazione pubblica, possa tro-
vare in se stessa ed insieme le risorse per garantirsi civiltà, equilibrio e serenità.
 
UNA COMUNITÀ FORTE A CUI DEDICHEREMO TUTTE LE NOSTRE ENERGIE
Partiamo da un racconto della città e della comunità che è realistico, che riconosce le difficoltà ed i pro-
blemi ma che è conscio di quanto c’è qui di bello e di buono, diremo anche di unico e della forza di questa
comunità, della sua capacità di affrontare con spirito positivo la necessità di cambiamento e le difficoltà
che questo comporta.
La nostra è una comunità forte, che non ha paura e che sa che non ci sono risposte semplicistiche a pro-
blemi complessi. Il progresso e il miglioramento civile, sociale ed economico del nostro territorio si costru-
iscono guardando avanti, con pazienza, con continuità e con determinazione, non abbandonando mai i
valori fondanti del nostro essere comunità civile, solidale, forte e fiduciosa.
Nel proporci per l’amministrazione della città siamo impegnati con tutte le nostre energie per dare rispo-
ste che siano all’altezza delle qualità che questa comunità si è dimostrata capace di esprimere.

 

 
 

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