Con fiducia però, e con un sorriso. Perché, come direbbe il vecchio segretario vero, e come dice anche quello finto "sembrava la fine del mondo, ma sono ancora qua" (dalla postfazione di Chiara Geloni)

Un politico italiano, sul punto di raggiungere l'apice della sua carriera, precipita. Prima perdendo elezioni dall'esito apparentemente scontato, poi - a distanza di qualche mese - rischiando di perdere anche la vita. La malattia cambia la prospettiva del protagonista, dei familiari, di due suoi ex collaboratori (divisi tra chi è immerso ancora nel fallimento e chi ha provato a farsene una ragione senza esagerare con gli scrupoli). Il ricovero del "vecchio segretario" inaugura per tutti il tempo dei bilanci. Sullo sfondo il clima che accompagna la decadenza della sinistra ex comunista del nostro Paese e la ferocia che caratterizza il nuovo corso. Il declino di un'intera classe dirigente, in qualche modo di una generazione, trascina con sé anche una parte della generazione successiva. È la storia di un mondo nella sua fase morente. La vicenda reale da cui prende le mosse è per molti aspetti emblematica, una vicenda in cui coincidono la sconfitta e la malattia. Quanto brusca è la caduta dalla soglia di Palazzo Chigi a una camera operatoria nella quale si entra senza certezze?

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