Cosa manca in questa società che non riconosce che il mondo  è a metà delle  donne e  degli uomini? Manca l’immaginario pubblico femminile, manca la visibilità di quello che le donne dicono, fanno,  costruiscono, pensano, architettano. Le donne non si rappresentano da sé, tanto da non avere riferimenti immaginativi per la propria identità, sospesa fra un modello neutro/maschile ed una artificiosa femminilità tutta estetica costruita ad hoc per le esigenze dell’altro sesso. Finché non vedremo le donne rappresentate da altre donne coscienti di avere un’identità diversa da quella maschile, non minoritaria, non negativa, non inferiore, ma semplicemente differente, sarà  difficile che le cose cambino.
Mettere in scena la rappresentazione del mondo da parte delle donne è una delle cose più urgenti da fare per scongiurare quello che viene definito il femminicidio: la scomparsa della categoria “donna” assimilata ad un indistinto individuo di fatto maschile, senza  differenze e specificità. Ecco che allora il  teatro diventa la scena  privilegiata per  ricominciare a scoprire le prospettive dell’altra metà del cielo: spettacoli, racconti, corsi, momenti di incontro e riflessione animeranno  il territorio della provincia di Pordenone insieme alle associazioni femminili  che proprio in questi ultimi tempi stanno ritornando sulla scena pubblica.  Una scena delle e per le donne, cioè un luogo pubblico, un luogo “politico” nel suo senso più vero, luogo della partecipazione alla vita collettiva.

Dalla scorsa edizione il festival ospita  un concorso di scrittura, che questo anno è stato riservato alle giovani  “Quello che le ragazze non dicono”. Per scoprire questo mondo i racconti selezionati saranno letti nei locali pubblici cittadini catturando le persone nelle loro faccende quotidiane, nei negozi e nei caffè.
Sarà presentato anche il libro “Quello che le donne non dicono”, un volume che raccoglie le storie lette lo scorso anno.

uomomini= donnamini
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Indirizzo

www.pdpn.it/budoia

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Ordine del giorno: discussione sulla fase politico-economica che l’Italia sta attraversando.

Si apre subito sui costi della politica e si costata che la classe politica del nostro Paese ci ha tolto credibilità nei confronti dell’Europa. Urge un progetto unificante per le riforme, ma nella manovra Monti esistono delle iniquità.

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